La “Casa di Montalbano” Tratto dal racconto inedito dell’Avv. Giovanni Di Quattro*

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La Storia di Punta Secca
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Punta Secca, è stata sempre un  luogo intrinseco di storia. Conosciamo bene la storia di questo borgo e del suo mare,solcato per millenni da quelle navi che provenivano dalle coste nord-africane.  Ma Punta Secca è stata anche luogo di personaggi illustri, di personaggi usciti dalla penna di Cammilleri,  e di personaggi leggendari, come Ernesto (che ancor oggi si conserva nella memoria dei nostri nonni). Infatti apparve in quella Punta Secca dei primi del Novecento, e da ricerche compiute dallo sceneggiatore Lucio Mandarà, che poi ne scrisse un romanzo, pare fosse un ufficiale austro-ungarico che, sbarcato in una notte buia, da un sottomarino austriaco , e trovato alloggio in una grotta non distante dal borgo iniziò a mettere a punto delle perfette  mappe dei fondali marini. Questo personaggio leggendario Ernesto non era altro che l’Ufficiale Ernesto Terdich.

Ma questa è ben altra storia.

Per tale motivo ho iniziato ad approfondire, grazie alla disponibilità di alcuni abitanti storici di Punta Secca, una ricerca ancor più dettagliata di storie di uomini, e luoghi ormai dimenticati nella nostra memoria.

Uno dei primi personaggi che ho incontrato, è stato l’avvocato Giovanni Di Quattro, proprietario di quella casa, ormai celeberrima e divenuta teatro delle fiction del Commissario Montalbano.

Ci diamo appuntamento nella sua famosa casa, decorosamente tappezzata di foto d’epoca e di stupendi quadri.

L’Avvocato, con la sua proverbiale simpatia e gentilezza che lo distingue, inizia il suo interessantissimo racconto descrivendo ricco di particolari, luoghi, personaggi e atmosfere, che furono di quella Punta Secca teatro di incontri culturali.

Dalle sue parole e dal suo sguardo, si avverte una commozione che lo porta indietro negli anni.

Racconta di quelle spiagge dorate, africane, con quelle  enormi dune sagomate dai venti, sotto la calura estiva, dove lui passeggiava con gli amici  e conversava di letteratura e di storia, e infine  anche di una bozza di  progetto che, grazie all’intuito di una sua amica, fu  realizzata con la trasposizione in pellicola di uno dei racconti polizieschi più famosi d’Italia, usciti dalla penna di Cammilleri.

Inizia il suo appassionante racconto.

“Qui in questa stanza di fronte alla veranda c’era un magazzino di salato, perché Punta Secca aveva una barca addetta a pescare le acciughe e le sarde, che poi venivano portate in questo locale, e dopo essere trattati venivano conservati in barattoli di latta da 5 ,10, 25 kg e vendute al costo di 2, 3, 5 lire.

All’ inizio l’antico magazzino era di proprietà dei fratelli Allù. Mio nonno amante del mare, arrivato sul posto nel 1904, lesse un “si vende” affisso nell’unica porta di quel magazzino e dopo una breve  trattativa lo acquistò per 4.000 lire.

 

L’antico edificio, non era altro che una struttura alta quasi quattro metri, costruzione precaria edificata con blocchi di scogli marini.

Mio nonno quindi ne fu proprietario e dopo alcuni anni, acquistò anche, dal demanio, tramite il Regio Ufficio del Registro di Comiso, da qui dipendeva anche Punta Secca, 36 mq di demanio, che sarebbe questo terrazzo, di 6 x 7 x 4 x 5,50 mt.

Mio nonno, avv. Giovanni Di Quattro, dopo un primo intervento, lascia all’ unico figlio erede, mio padre avv. Pietro Di Quattro la successione della casa e che poi a sua volta con tutte le sue pertinenze lasciò a me.

Per inciso voglio precisare che una decina di anni fa mi arrivò dalla Capitaneria di Porto di Siracusa, un lettera per chiedermi i titoli di proprietà di tale veranda. Esibii un documento, ben conservato con planimetria allegata, firmato dell’allora Notaio Agnello di Comiso per dimostrare, “diabolica probatio”, che quei 36 mq. erano stati acquistati in modo perfettamente regolare. Infatti mio nonno, molto scrupoloso, fece redigere un progetto e costruì questa casa, dalle alterne fortune.

Punta Secca che fosse un borgo antichissimo era già nota sin dall’ antichità e ancor oggi lo testimonia la monumentale torre, costruita secondo dei calcoli astronomici ben precisi, come del resto tutte le torri costiere di avvistamento e di difesa. La torre, come ben sappiamo, era utilizzata per difendere il territorio dalle incursioni piratesche e anche, nell’ ottocento e nei primi del novecento per difendere le grandi proprietà della Marchesa Celestri.

La torre, inizialmente, era collegata con la casa Arezzo tramite un ponte levatoio, che io calpestai frequentemente, quindi, la nostra casa si trovava proprio di fronte a quella sovrana torre.

L’abitazione sin dai primi del novecento è stata sempre la nostra residenza di villeggiatura – prosegue nel suo racconto scrupoloso Di Quattro- La casa era sempre frequentata da personaggi illustri, da Gesualdo Bufalino a Leonardo Sciascia, scrittori di grande spessore, siciliani. Elvira Sellerio, famosa editrice, in quegli anni aveva pubblicato un romanzo di Sciascia dal titolo “I pugnalatori”. Il romanzo trattava una cospirazione tenutasi a Palermo ancora prima del Regno dei Borboni, in cui lo scrittore, forte e sicuro della sua impunità, raccontava che uno dei cospiratori fosse il principe Gaetano Starrabba di Giardinello, padre del principe Francesco, ultimo erede, che risiedeva a Punta Secca, in una casa immersa in quell’ ultimo polmone verde, purtroppo oggi scomparso e cementificato”.

“Il principe Gaetano, soprannominato “u muncu”, era stato purtroppo in galera per debiti, per cui Sciascia in un suo capitolo de “I Pugnalatori, raccontava le disavventure di questo nobile decaduto. Il caso volle che in una delle nostre riunioni estive pomeridiane, venne a trovarci il principe Francesco Giardinello e io con grande piacere lo presentai a Sciascia. Ci sedemmo nella famosa veranda e ad un certo punto fui molto imbarazzato, ricordando da quanto scritto da Sciascia nel suo romanzo. Pensai subito ad un piccolo alterco fra loro due. Ma non fu cosi. Da grandi gentiluomini i due iniziarono a discutere. Il principe Gaetano, con grande umiltà ma fiero, dichiarava che effettivamente la sua famiglia non nuotava nell’ oro e che il padre, era stato sempre un uomo di sani principi morali. Sciascia, leggermente imbarazzato ma con grande spirito di comprensione si scusò con il Principe e le rispose:- “ho l’onore di conoscerlo e se avessi saputo prima, non avrei osato scrivere quell’ episodio, me ne scuso….”.

 

“Passarono gli anni, e in una delle tante estati, Elvira Sellerio, venne a Punta Secca con suo fratello. Incantati dal posto incantevole, presero subito in affitto la casa del Dott. Scillieri, che si affaccia ancor oggi sulla spiaggia, su questo mare azzurro, testimone di tantissime civiltà. Iniziammo a frequentarci, trascorrendo dei pomeriggi in lunghissime passeggiate, fino ad arrivare alla piccola sorgente d’acqua che fuoriesce proprio sulla spiaggia, dopo il Palmento, e ancora superando uno scoglio, dalle sembianze di un coccodrillo (ancor oggi ben visibile), e proseguendo sino alla così detta “Grotta di Ernesto”, conosciuta in tutti i suoi particolari dall ’allora maestro Panagia, grotta che fu resa famosa poi nell ’ultimo romanzo scritto dal compianto Lucio Mandarà, sceneggiatore, soggettista e regista alla RAI negli anni 60-70, dal titolo “Una grotta per Ernesto”.

In uno di quei pomeriggi estivi dopo quelle lunghe passeggiate ormai divenute abitudinarie, insieme a Bufalino, Sciascia e la Sellerio ci riposammo a casa mia. Seduti in veranda, al tramontar del sole, iniziammo a discutere e io attentamente assistevo nello sguardo di Elvira uno strano intuito. Gli chiesi cosa le balenasse per la mente e mi rispose con la sua proverbiale pacatezza che voleva scommettere con se stessa per la realizzazione di un progetto molto ambizioso: trasferire su pellicola le storie di un commissario, tratte da un romanzo di Andrea Camilleri, all’ epoca ancora poco conosciuto al grosso pubblico. Forse era una follia, come lei stessa affermava, ma il suo intuito le imponeva di scommettere. Ne discutemmo a lungo, e dopo alcuni mesi, invitammo Camilleri per una breve vacanza, per iniziare a concordare per tale progetto. Camilleri arrivato a Punta Secca fu colpito dalla bellezza sia della casa sia di quell’atmosfera incantata che avvolgeva il nostro piccolo borgo marinaro.

Io personalmente all’ inizio avvertii un piccolo dissenso per la scelta della casa, molto signorile e quindi non adatta ad un Commissario che vive di stipendio.

Ma il gioco era già fatto. Da quell’incontro con lo scrittore, si realizzò l’intuito strabiliante di Elvira Sellerio. L’ idea fu proposta a Roma, agli organi competenti e subito dopo nel1999, la Palomar con tutto il suo esercito di tecnici, attori, produttori e quant’ altro, iniziarono le prime timide riprese. La regia fu affidata ad Alberto Sironi e il ruolo del Commissario Montalbano a Luca Zingaretti”.

Gianni Giacchi

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